Amianto: per la diminuzione dei tumori occorre l'informazione
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Amianto: per la diminuzione dei tumori occorre l'informazione

Amianto: per la diminuzione dei tumori occorre l'informazione

Secondo i dati del Registro nazionale dei mesoteliomi, dal 2015 si avrÓ una attenuazione dei casi. Ne parliamo con Alessandro Marinaccio dell'Inail

In Italia si muore ancora di amianto, ma presto ci sarà una attenuazione del numero di comuni cittadini e lavoratori colpiti da cancro della pleura dovuto a contatto ed esposizione ad asbesto. I dati incoraggianti derivano dal quarto rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), il sistema di sorveglianza epidemiologica ad articolazione regionale per lo studio della malattia, coordinato da esperti dell'Inail.

Secondo il rapporto, i casi di neoplasia da amianto rilevati in Italia dal 1993 al 2008 sono più di 15mila, con una incidenza maggiore negli uomini. Si tratta di una malattia che ha un periodo molto lungo di latenza, cioè di tempo che intercorre tra l’esposizione e la diagnosi, pari a 40 anni, per cui l’età media dei soggetti colpiti si aggira intorno ai 69 anni, eccetto una percentuale molto ridotta, circa il 2 per cento dei casi, in cui il male si manifesta intorno ai 45.

A detenere il record per numero di lavoratori colpiti da mesotelioma è ancora una volta il settore dell’edilizia: circa il 15% dei casi registrati sono stati individuati tra i dipendenti di ditte che si occupano di demolizione e ristrutturazione di immobili costruiti prima del 1992, anno della messa al bando in Italia dell’amianto con la legge numero 257. Questo provvedimento stabilisce termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all’estrazione e lavorazione dell’asbesto, oltre che le norme da seguire per la tutela della salute degli impiegati.

“Da questa attività di ricerca condotta su tutto il territorio nazionale - ha dichiarato ad Ambiente Magazine Alessandro Marinaccio, responsabile del ReNaM e ricercatore presso il Dipartimento di medicina del lavoro dell’Inail – abbiamo riscontrato una tendenza alla attenuazione del ritmo di crescita dei casi di mesoteliomi, anche se per il momento il numero resta invariato. Di sicuro, questa situazione deriva dallo straordinario uso di amianto che si è fatto in Italia nel corso degli anni Ottanta. C’è infatti una stretta correlazione tra la quantità utilizzata nel passato e la sanità pubblica, a causa del lungo periodo di latenza caratteristico di questa malattia. Per cui possiamo prevedere una decrescita solo a partire dal 2015, in ragione del fatto che questo è un male che si sviluppa nel tempo e che fino a venti anni fa il minerale in questione era molto sfruttato”.

Ma, purtroppo, il rischio resta alto, soprattutto a causa delle elevate quantità ancora presenti sul territorio. “L’unica arma che abbiamo noi come cittadini, ma anche i datori di lavoro per preservare la salute dei propri dipendenti  – conclude Marinaccio – è un massiccio sforzo di informazione. La popolazione deve essere istruita sui pericoli che derivano innanzitutto dal rilascio delle fibre di amianto quando è tagliato o si deteriora da parte delle cosiddette lastre di eternit in cemento – amianto. Se si trova infatti in buone condizioni non rappresenta un rischio per la salute pubblica. Per quel che riguarda i lavoratori, deve essere cura del responsabile dell’azienda condurre le opportune verifiche per la valutazione del rischio ed eventualmente elaborare un piano di prevenzione”.