In Campania la bonifica dei terreni agricoli parte dalle piante
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In Campania la bonifica dei terreni agricoli parte dalle piante

In Campania la bonifica dei terreni agricoli parte dalle piante

Si tratta del progetto "Encoremed", che prevede lo sviluppo di protocolli ecosostenibili. Per la sperimentazione, scelto il Sin del Litorale domizio-aversano

Dalle piante arriva la soluzione al problema della bonifica dei suoli agricoli inquinati. Sembra essere una contraddizione, ma l’agricoltura potrebbe diventare effettivamente parte attiva negli interventi di recupero dei siti caratterizzati dalla presenza di sostanze nocive per la salute umana e dell’ambiente. È quanto prevede il progetto Life Ecoremed attraverso lo sviluppo di protocolli ecocompatibili che possano portare al risanamento delle aree contaminate.

Parte dalla Campania la sperimentazione del nuovo piano, ed in particolare dal Sito di interesse nazionale (Sin) del Litorale domizio-agro aversano, con una estensione pari all’11,5% dell’intero territorio regionale e che comprende ben 77 comuni, tra le province di Napoli e Caserta. Proprio in questa zona è stato registrato un incremento del numero dei tumori nella popolazione da parte dell’Istituto superiore di sanità, dovuto alla presenza di sostanze tossiche nel suolo e di conseguenza negli alimenti che questo produce e che vengono immessi senza alcuna riserva sul mercato.

Il progetto, cofinanziato con fondi europei, è coordinato dal Ciram, il Centro interdipartimentale di ricerca ambiente dell’Università d Napoli “Federico II”, in collaborazione con la Regione Campania e l’Agenzia per la protezione ambientale (Arpac), che curerà in particolare le determinazione analitiche degli inquinanti presenti nelle aree pilota. Infine Risorsa Srl tradurrà i protocolli tecnici in manuali operativi e strumenti normativi.

Non serviranno più, dunque, interventi di lavaggio dei terreni con aggressivi agenti chimici, mettendo così a rischio la fertilità dei campi. Ma diventeranno le piante le vere protagoniste dell’azione di risanamento dei siti interessati, soprattutto quelle in grado di assorbire metalli pesanti, come piombo e zinco, diossina e pcb, cioè composti organici la cui struttura è assimilabile a quella del bifenile e considerati inquinanti persistenti. Tra questi vegetali ci sono, per esempio, mais, girasoli e brassica, della famiglia dei cavoli, che hanno proprietà fitodecontaminanti.

Si tratta di un progetto unico in Italia, che potrebbe far diventare la Campania un esempio virtuoso di gestione ecocompatibile del territorio. In tutta la penisola sono infatti tremila i siti, secondo l’Ispra, dichiarati contaminati, mentre sono una sessantina i Sin, la cui gestione spetta al Ministero dell’Ambiente. Il costo complessivo del progetto è di 5 milioni di euro, due dei quali messi a disposizione dall’Unione europea. I protocolli elaborati avranno scadenza quinquennale e saranno messi a disposizione degli enti locali e degli imprenditori agricoli dell’area interessata dalla sperimentazione in questa fase iniziale idonei strumenti amministrativi e normativi per facilitarne la diffusione e la riuscita.