Sicurezza sul lavoro: Italia maglia nera d'Europa nel 2012
Sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro: Italia maglia nera d'Europa nel 2012

Sicurezza sul lavoro: Italia maglia nera d'Europa nel 2012

Il presidente dell'Anmil commenta ad Ambiente Magazine i dati di Eurostat: necessari pił controlli, formazione e una vera e propria rivoluzione culturale

L’Italia ha molto da imparare dalle sorelle europee in materia di sicurezza sul lavoro. Dopo l’ammonimento della Commissione, che aveva inviato al Belpaese un parere motivato chiedendogli di adeguare la normativa nazionale a quella comunitaria per salvaguardare la salute dei lavoratori, arrivano anche i dati poco confortanti di Eurostat. Nel 2010, infatti, le morti bianche nelle aziende grandi e piccole nostrane sono state 718, contro le 557 delle Germania, le 550 della Francia e le 338 della Spagna.

La situazione non migliora di molto se si prende in considerazione l’anno appena passato: ancora una volta l’Italia è maglia nera nel vecchio continente in quanto a pericoli sul posto di lavoro, con 850 decessi accertati. La diminuzione del 4% registrata rispetto al 2011 non deve far ingannare: il dato, infatti, diventa irrisorio se si considera l’elevato numero di persone che sono state messe in mobilità o in cassa integrazione a causa della crisi economica, soprattutto nel settore dell’edilizia che è uno dei più a rischio per quanto riguarda gli infortuni.

Anche le statistiche relative al numero degli incidenti devono essere confrontate con quelle sul calo degli occupati in Italia, facendo così registrare un rallentamento, se non addirittura una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: nel 2012 ne sono stati segnalati 750mila a fronte dei 725mila del 2010. “Questi dati ci preoccupano e ci indignano”, ha dichiarato ad Ambiente Magazine Franco Bettoni, presidente dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil). “Noi già nel 2008 abbiamo denunciato al Presidente della Repubblica questo divario tra l’Italia e le altre nazioni europee in materia di sicurezza, portando per la prima volta il tema all’attenzione dell’opinione pubblica”, ha continuato Bettoni.

Già tre anni fa, infatti, era scattato il campanello di allarme, soprattutto per le morti bianche, mentre per gli infortuni il podio spettava a Germania e Spagna, seguite immediatamente dopo dal Belpaese e dalla Francia. “Il confronto con il numero degli occupati è fondamentale-ha sottolineato il direttore dell’Anmil-così come bisogna tenere presente la diversa  struttura produttiva: nel paese guidato da Angela Merkel nel 2010 il tasso di incidenti mortali rispetto a 100mila occupati era pari allo 0,8, in Italia all’1,6”.

Sui provvedimenti da prendere Bettoni non ha dubbi: “Noi abbiamo un Testo unico sulla sicurezza, il decreto legislativo numero 81 del 2008, che va fatto rispettare. Bisogna puntare sui controlli, per evitare tragedie inutili, anche e soprattutto nella piccola e media industria, e fare tanta formazione e informazione mirata sia nei confronti dei lavoratori che dei datori. Ma soprattutto, ci deve essere una vera e propria rivoluzione culturale: nel nostro paese 160mila sono stati, secondo l’Inail, i morti tra i lavoratori in nero, fenomeno ancora troppo diffuso, senza contare che l’appesantimento dei premi assicurativi in caso di infortuni è spesso causa di mancata denuncia per quelli considerati di minore gravità”.