Inquinamento: europei preoccupati dalle emissioni industriali
Emissioni in atmosfera

Inquinamento: europei preoccupati dalle emissioni industriali

Inquinamento: europei preoccupati dalle emissioni industriali

Eurobarometro: gli italiani i più timorosi. Giorgio Zampetti (Legambiente): l'attività degli stabilimenti è il primo imputato per l'emergenza dell'aria

Il 2013 è stato proclamato l’anno europeo dell’aria. L’inquinamento atmosferico continua ad essere al centro dell’agenda dei provvedimenti che Bruxelles intende portare avanti per tutelare l’ambiente e la salute umana. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, se venissero rispettati sul serio i limiti per l’emissione di polveri sottili, guadagneremmo in media 11,6 mesi di vita. A rafforzare questa convinzione, ora giungono anche i dati dell’ultimo sondaggio di Eurobarometro, il servizio della Commissione che misura e analizza le tendenze dell’opinione pubblica negli stati membri.

Ebbene, quattro europei su cinque pensano che le istituzioni comunitarie debbano fare qualcosa di concreto per affrontare l’allarme, soprattutto per quel che riguarda le emissioni industriali. Ben il 72% degli intervistati si è dichiarato insoddisfatto delle misure adottate finora. Ma i più preoccupati tra tutti sono proprio gli italiani: l’81% pensa che la qualità dell’aria sia peggiorata negli ultimi dieci anni. In totale, nel 2012, risultano essere 420mila le morti premature legate a questo tipo di inquinamento in tutto il Vecchio Continente. Da qui la necessità, secondo gli interpellati, di aumentare i controlli sulla attività di produzione dei grandi stabilimenti e la sensibilizzazione sulle conseguenze nocive che queste possono avere.

“Gli italiani fanno bene ad esprimere i loro timori in riferimento a questo problema”, dichiara ad Ambiente Magazine Giorgio Zampetti, responsabile del Dipartimento scientifico di Legambiente. “In Italia-continua- esiste una situazione grave, che non accenna a diminuire a partire dall’eccessiva concentrazione di particolato (Pm10, n.d.r.) nell’atmosfera. Ogni anno i dati dell’associazione del cigno verde confermano che i limiti di legge non vengono rispettati, con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini”.

Sotto accusa non solo il Pm10, ma anche il particolato fine (Pm2,5). Quest’ultimo, spiegano gli esperti, è maggiormente dannoso. È infatti in grado di penetrare profondamente nei polmoni, specie durante la respirazione dalla bocca, avendo un diametro ridotto (un quarto di centesimo di millimetro). Maggiori produttori di questo tipo di inquinanti sono le emissioni dei motori a combustione interna (autocarri, automobili e aeroplani), quelle provenienti dal riscaldamento domestico e dagli inceneritori, lavorazioni meccaniche e agricole.

“Dai Comuni al Governo centrale si dovrebbe fare di più ed occuparsi di questo fenomeno sempre, e non solo durante i mesi che vanno da dicembre a marzo, in cui più sentita è l’emergenza”, ha sottolineato Zampetti. Il quale ha precisato: “L’attività industriale è tra i primi imputati; subito dopo segue la produzione di energia, con un aumento delle centrali che sfruttano le fonti fossili, e infine il trasporto stradale. Bisogna innanzitutto trovare un nuovo modo per muoverci in città, incentivando la mobilità sostenibile. Ma soprattutto, dal punto di vista degli stabilimenti, si deve far rispettare la normativa vigente e promuovere le innovazioni  e le tecnologie in grado di rendere le loro emissioni meno pericolose”.