Industrie: in Italia tempi troppo lunghi per l'Aia
Emissioni in atmosfera

Industrie: in Italia tempi troppo lunghi per l’Aia

Industrie: in Italia tempi troppo lunghi per l'Aia

Uno studio di Confindustria dimostra come il nostro Paese sia indietro rispetto all'Europa in materia di autorizzazione integrata ambientale

Costi troppo elevati, burocrazia lunga e complessa e parametri poco restrittivi. Il quadro tracciato da Confindustria sulla situazione delle imprese italiane in tema di prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento è poco confortante. Nello studio presentato nei giorni scorsi da Giorgio Squinzi,  numero uno di viale dell’Astronomia, tanti sono gli squilibri rispetto al resto d’Europa. Tra i 27 Paesi membri, l’Italia è infatti fanalino di coda soprattutto in materia di autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Si tratta di un documento di cui necessitano alcune aziende per uniformarsi ai principi dettati dalla Comunità europea. Generalmente è rilasciato dalle Regioni o dalle Province, ma per gli impianti più rilevanti ci si deve rivolgere direttamente al Ministero dell’Ambiente sulla base di un lavoro istruttorio svolto da una commissione tecnica che annovera al suo interno anche degli esperti sanitari. Tra le categorie di attività soggette a questo tipo di autorizzazione, secondo il decreto legislativo numero 152 del 2006, detto anche Codice dell’Ambiente, ci sono le raffinerie, gli impianti di produzione e lavorazione dei metalli di dimensione significativa, quelli chimici e di gestione dei rifiuti, le industrie di prodotti minerali e cartiere, concerie, macelli, allevamenti intensivi.

A differenza che nel resto d’Europa, i tempi per il rilascio della documentazione nel nostro Paese sono lunghissimi. Per non parlare della complessità della burocrazia. Basti pensare che la Finlandia ci mette meno di 6 mesi per concedere l’autorizzazione alle proprie imprese. Anche la Danimarca non è da poco: ce ne mette in totale 6, mentre tra i 4 e i 9 mesi è il tempo stimato per il Regno Unito. La Germania ci impiega un anno, la Francia 2 ma da noi ce ne possono volere anche 5. Ciò è dovuto innanzitutto, secondo Confindustria, a costi amministrativi e burocratici più elevati, per cui occorrerebbero disposizioni più severe e poche regole ma chiare e precise da far rispettare in modo semplice e senza disparità al fine di preservare la competitività delle industrie stesse.

Anche tra le Regioni del Belpaese non mancano differenze drammatiche ed abissali. Attualmente, secondo l’Associazione degli industriali, le Aia di competenza regionale sono 5.834, mentre quelle di competenza statale sono 159, di cui 140 rilasciate e 19 in corso di rinnovo, istituzioni che si muovono in ordine sparso in questa materia. Nonostante il tentativo di rendere il più omogenea possibile la normativa su tutto il territorio nazionale, la legislazione regionale appare piuttosto varia, a cominciare dall’individuazione dell’autorità competente. Secondo il Codice dell’Ambiente, questa dovrebbe coincidere con l’amministrazione pubblica con compiti di tutela, protezione e valorizzazione ambientale, ma non dappertutto è così. Mentre in Campania, Lazio e Marche è la Regione stessa ad occuparsene, in Liguria, Lombardia e Emilia-Romagna è la Provincia.

Ma le istituzioni locali si sono orientate in maniera diversa anche nella fissazione dei valori limite di emissione nelle singole autorizzazioni. In base a queste informazioni, si è concluso che la Liguria è la regione italiana più virtuosa nella concessione dell’Aia alle proprie industrie insieme alla Provincia di Trento, non superando i 150 giorni. Lazio e Campania sono nella norma, mentre la maglia nera spetta al Friuli Venezia-Giulia, dove le tempistiche hanno picchi di 4 anni.