Bonifiche ambientali: i doveri dei responsabili dell'inquinamento
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Bonifiche ambientali: i doveri dei responsabili dell’inquinamento

Bonifiche ambientali: i doveri dei responsabili dell'inquinamento

Piani di caratterizzazione fondamentali per la determinazione della contaminazione dell'area considerata. Tutti i passaggi previsti dal Codice dell'Ambiente

La bonifica dei suoli contaminati è una materia molto complessa e in continua evoluzione. In Italia sono ci sono ben 57 Siti di interesse nazionale, cioè aree molto estese classificate come pericolose dallo Stato e sensibili di essere risanate per evitare danni ambientali e sanitari. Interventi sul suolo, sottosuolo e acque sia sotterranee che superficiali devono essere compiuti ancora su 300 Comuni: le Regioni più interessate sono la Campania, con 345 mila ettari di terreno inquinato, e la Sardegna, con 445 mila ettari. Si tratta, in prevalenza, di zone industriali dismesse o in corso di conversione, quelle ancora in attività, i siti interessati da attività produttive o di estrazione dell’amianto, i porti, i gestori di sostanze chimiche e le ex cave, miniere e discariche abusive.

La materia è regolata nel nostro paese dal Decreto legislativo numero 152 del 2006: questo testo, meglio noto anche come Codice dell’Ambiente, ha introdotto la possibilità di valutare il livello di pericolosità dell’inquinamento tramite l’analisi del rischio in uno dei siti contaminati. Questi vengono definiti all’interno dello stesso provvedimento come zone nelle quali i valori della concentrazione delle sostanze contaminanti (Csc) superino la concentrazione massima ammissibile (Csr)determinati proprio attraverso lo studio delle matrici di riferimento.

Al verificarsi di un evento che sia in grado potenzialmente di contaminare un sito, il responsabile dell’inquinamento è innanzitutto tenuto, ai sensi dell’articolo 242 del Codice ambientale, a mettere in opera le misure necessarie di prevenzione e a darne immediata comunicazione a comune, provincia e regione di appartenenza, nonché al prefetto, entro e non oltre 24 ore dall’evento. Attuate le necessarie misure, il soggetto responsabile è poi chiamato a svolgere un’indagine preliminare sui parametri oggetto di inquinamento. Tale indagine può  condurre a due diversi risultati.

Da un lato, il sito potrebbe risultare non contaminato in quanto le Csc non risultano superate. In questo caso il responsabile deve provvedere a darne notizia, entro le successive 48 ore, alle stesse autorità competenti con apposita autocertificazione. Al contrario le analisi potrebbero portare a risultati negativi: in questo caso l’avviso deve essere immediato, con la comunicazione delle misure di prevenzione e la messa in sicurezza d’emergenza adottate, presentando “nei successivi trenta giorni alle predette amministrazioni nonché alla regione territorialmente competenze il piano di caratterizzazione”.

Solo all’esito di tale verifica,  che arriva entro sei mesi dall’approvazione del piano di caratterizzazione, il responsabile è infatti in grado di accertare se dalla propria condotta sia o meno derivato un fatto di potenziale contaminazione del sito, con il conseguente obbligo, nell’ipotesi di superamento delle Csc, di presentazione del piano di caratterizzazione previo apprestamento delle misure di messa in sicurezza d’emergenza.