Inquinamento atmosferico: confermata la connessione con l'insorgenza del tumore al polmone
Emissioni in atmosfera

Inquinamento atmosferico: confermata la connessione con l’insorgenza del tumore al polmone

Inquinamento atmosferico: confermata la connessione con l'insorgenza del tumore al polmone

Lo studio condotto in 9 Paesi europei. Krogh (Istituto Tumori di Milano): "In Italia la situazione più difficile; bisogna rendere più severi i limiti"

Che l’inquinamento atmosferico fosse un agente di rischio per la salute umana è un fatto da tempo risaputo. Ora arriva però una conferma scientifica della stretta connessione tra cattiva qualità dell’aria e, soprattutto, tumori al polmone. Il risultato si deve ad una ricerca europea pubblicata dalla rivista Lancet Oncology. Svolto su un campione di 300 mila persone residenti in 9 Paesi comunitari, tra cui anche l’Italia, è il primo studio di questo genere, da cui deriva che ad essere più pericolose sono le polveri sottili tossiche, come particolato Pm10 e Pm2,5, emesse per la maggior parte dai motori diesel, dagli impianti di riscaldamento e dalle attività industriali.

I dati così raccolti dimostrano che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’atmosfera maggiore è il rischio di sviluppare questo tipo di patologia. Le persone che hanno partecipato al lavoro sono state reclutate negli anni Novanta, tutte di età compresa tra i 43 e i 73 anni, e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione osservato hanno sviluppato il cancro ai polmoni 2095 individui.  

Nello specifico, è stato dimostrato che per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo presenti nell’aria il rischio di tumore al polmone aumenta del circa il 22%. Una percentuale alta, che aumenta ancora di più, fino al 51%, per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma, che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori, dal momento che il fumo da sigaretta rimane il primo imputato per l’insorgere di questo tipo di malattia.

La normativa europea in vigore dal 2010 stabilisce che il particolato presente nell’aria deve sempre mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm10 e al di sotto dei 20 per i Pm2,5. Tuttavia, si evince dallo studio, anche mantenendosi entro questi limiti non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di questi valori. Da questo punto di vista, la situazione dell’Italia è tra le peggiori del Vecchio Continente. In città come Torino e Roma sono stati rilevati in media rispettivamente 46 e 36 microgrammi al metro cubo di inquinanti in confronto ad una media europea molto più bassa.

“Fermo restando che il fumo da sigaretta rimane la prima causa per l’insorgenza del tumore al polmone, anche l’inquinamento risulta essere tra i maggiori imputati, soprattutto nei paesi più industrializzati – ha dichiarato ad Ambiente Magazine Vittorio Krogh, responsabile della Struttura complessa di epidemiologia e prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che ha contribuito con il suo gruppo di ricerca al lavoro europeo -. Il cittadino da solo può fare poco per la riduzione del rischio se non attraverso una continua pressione sulle amministrazioni affinché siano intraprese politiche più attente alla salute umana e ambientale, sia nell’ambito dei trasporti, favorendo gli spostamenti con i mezzi pubblici, che in quello dei riscaldamenti, evitando fonti di riscaldamento a gasolio, e sia infine in quello industriale. Le fonti principali, in questo caso, sono le centrali elettriche e i termovalorizzatori per la quantità di particolato emesso. Bisogna rendere la normativa più stringente, con limiti più severi da considerare insuperabili”.