Cattiva gestione delle acque reflue, Italia a rischio multa
Acque reflue

Cattiva gestione delle acque reflue, Italia a rischio multa

Cattiva gestione delle acque reflue, Italia a rischio multa

Il Paese deferito di fronte alla Corte di giustizia Ue per inadempienze nell'attuazione della direttiva sul trattamento dei liquami di scarico

Italia di nuovo di fronte alla Corte di giustizia europea per inadempienze nel trattamento delle acque reflue urbane. Nei giorni in cui il commissario europeo per l'ambiente, Janez  Potočnik, ha annunciato la chiusura del procedimento di infrazione nei confronti del Bel Paese per la gestione dei rifiuti nel Lazio, la Commissione Ue lo ha deferito presso la Corte di giustizia per “non aver garantito che le acque reflue di tutti i centri con più di 10 mia abitanti siano adeguatamente trattate prima di essere scaricate in aree sensibili”. Per acque reflue urbane si intende l’insieme dei liquidi di scarico da attività domestiche e industriali da convogliare in reti fognarie.

La decisione fa riferimento a una direttiva del 1991 poi modificata nel ’98 (98/15/EC), che obbligava tutti gli Stati membri a dotare i comuni sopra i 10 mila residenti di un sistema di raccolta e trattamento delle acque di scarico. Secondo Bruxelles la normativa non è stata ancora applicata e sarebbero almeno 50 i centri urbani italiani non collegati a un idoneo sistema fognario oppure sprovvisti di impianti di trattamento secondario. Un ritardo inaccettabile per la Commissione, che già lo scorso anno aveva chiesto a Roma un parere motivato che ne spiegasse le cause.

Oggi, a 14 anni dalla direttiva, Bruxelles ha fatto sapere che, nonostante la scadenza del termine per l'applicazione della normativa Ue, “sono necessari ulteriori lavori affinché i centri non ancora conformi raggiungano gli standard previsti a tutela dei cittadini e dell'ambiente”. Gli impianti di trattamento, tra i vari requisiti, devono infatti essere in grado di smaltire l’eccesso di carico che può verificarsi da stagione a stagione – ad esempio nelle aree turistiche durante i mesi estivi – e devono essere in grado di  rimuovere le sostanze inquinanti prima che le acque siano scaricate in mare o in acqua dolce (cd. trattamento secondario). Riguardo a quest’ultimo punto va ricordato che l’Italia ha già un procedimento aperto presso la Corte di giustizia Ue (dal 2010) perché alcune città sopra i 15 mila abitanti non rispettano la legislazione europea in materia di acque reflue a cui avrebbero dovuto conformarsi dal 2000.