"Bonifica e sviluppo sociale fondamentali per il risanamento delle aree inquinate"
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“Bonifica e sviluppo sociale fondamentali per il risanamento delle aree inquinate”

"Bonifica e sviluppo sociale fondamentali per il risanamento delle aree inquinate"

A colloquio con Laura D'Aprile (Ispra). In Italia 124 mila ettari di terreno sono contaminati. "Ma non mancano i trend positivi. Maggiori difficoltà al Sud"

La contaminazione del suolo può determinare una forte alterazione delle caratteristiche del territorio, non solo  di quelle ambientali ma anche quelle produttive ed economiche. Basti pensare che, secondo i dati contenuti nella Valutazione d’impatto condotta dai servizi della Commissione europea, il costo annuo rappresentato dall’inquinamento è compreso tra i 2 e i 17 miliardi di euro. La situazione in Italia è tutt’altro che positiva: l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha fotografato lo stato dell’arte del Belpaese nel suo consueto Annuario.

Oltre ai Siti di interesse nazionale, i cosiddette SIN, il cui numero è stato ridotto da 57 a 39 in virtù di una modifica normativa introdotta dal Governo Monti e la cui competenza spetta direttamente al Ministero dell’Ambiente, ci sono tante zone contaminate che richiedono un intervento decisivo per ridurre il loro grado di pericolosità. Si tratta di siti industriali, aree dismesse o sotto utilizzate, chiamate brownfields, e spesso localizzate all’interno del territorio urbano. In totale sono oltre 124 mila gli ettari di terreno in Italia che risultano potenzialmente inquinati, sia a Nord che al Sud della Penisola, nella maggior parte dei casi a causa dell’emissione di metalli pesanti, idrocarburi, composti clorurati e aromatici e oli minerali.

“I dati dell’Ispra – ha sottolineato ad Ambiente Magazine Laura D’Aprile, responsabile del settore Siti contaminati dell’Istituto – si riferiscono all’anno precedente alla pubblicazione e provengono dalle anagrafi regionali che consentono di fotografare lo stato di avanzamento dei procedimenti di bonifica. I dati vengono rapresentanti in “step di avanzamento” del processo di risanamento. Ci sono, così, i siti potenzialmente contaminati sulla base di informazioni e dati preliminari, quelli potenzialmente contaminati accertati, per i quali cioè le analisi hanno stabilito il superamento dei valori soglia stabiliti dalla legge. Seguono le aree contaminate, per le quali c’è stato un accertamento di valori superiori alla soglia di rischio, quelle in cui sono stati avviati interventi di messa in sicurezza o bonifica e, infine, quelle in cui le operazioni sono state già portate a termine con certificazione da parte delle Province”.

Non mancano i trend positivi. “Il quadro sta migliorando – ha continuato D’Aprile – rispetto agli anni precedenti, per un aumento del numero delle zone in cui gli interventi di risanamento sono stati terminati con successo. Tuttavia, alcune Regioni restano molto indietro, in particolare quelle del Meridione. Alcune di queste hanno avuto difficoltà anche ad istituire l’anagrafe”.

La bonifica di queste aree è tutt’altro che una chimera. “Si tratta di azioni realizzabili – ha concluso l’esperta dell’Ispra – ma un vero progetto di bonifica può essere efficace solo se coniugato a piani e programmi di sviluppo delle aree interessate. Uno sviluppo che può essere industriale ma può avere anche funzioni sociali se destinato ad edilizia pubblica (realizzazione di parchi, scuole, ecc.). Tanto è vero che la maggior parte delle zone per le quali non è stato avviato alcun intervento è costituita da aree dismesse in cui è basso l’interesse di riutilizzo”.

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