"Formazione e prevenzione per tutelare la salute dei lavoratori nei siti contaminati"
Sicurezza sul lavoro

“Formazione e prevenzione per tutelare la salute dei lavoratori nei siti contaminati”

"Formazione e prevenzione per tutelare la salute dei lavoratori nei siti contaminati"

A colloquio con Berardi e Bemporad dell'Inail: "Come nella Terra dei Fuochi, tra i rischi professionali il più evidente è quello legato agli agenti chimici"

Prevenire i rischi e tutelare la salute dei lavoratori che operano nei siti contaminati, come la Terra dei Fuochi. Questo il cuore di una nuova ricerca condotta dal Dipia, il Dipartimento installazioni di produzione e insediamenti antropici dell’Inail, che analizza i pericoli a cui sono esposti tutti coloro che, nello svolgimento delle loro attività, entrano in contatto con le sostanze sversate illegalmente nei territori compresi tra le province di Napoli e Caserta. Ambiente Magazine ne ha parlato con Simona Berardi ed Elisabetta Bemporad, responsabili dello studio.

Quali sono i rischi più comuni a cui sono esposti i lavoratori che entrano in contatto con scarti tossici e aree contaminate?

Tra i rischi professionali il più evidente è quello legato alla presenza di agenti chimici. Per identificare quelli a cui possono essere esposti i lavoratori operanti nei siti interessati, è indispensabile individuare le tipologie di rifiuti interrati e le loro caratteristiche di pericolo, ovvero effettuare una “caratterizzazione”. Se non è tracciabile la provenienza e/o composizione dei rifiuti, come purtroppo si verifica nella maggioranza dei casi, sarà necessario ricercare almeno i contaminanti tipici e quelli ubiquitari, ovvero metalli pesanti (es. arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel), idrocarburi policiclici aromatici, diossine e furani, policlorobifenili (PCB).

I rischi per la sicurezza, ossia quelli associati agli infortuni, sono principalmente:

•             rischio incendio (rifiuti infiammabili, combustibili o biodegradabili);

•             rischio formazione atmosfere esplosive (sacche di biogas all’interno di rifiuti biodegradabili interrati o presenti in aree semi-confinate, ad es. cave);

•             rischio di franamento, in particolare nel caso di ammassi di rifiuti biodegradabili a causa di assestamenti/cedimenti strutturali;

•             rischio di ustioni chimiche (rottura di fusti contenenti sostanze corrosive)

•             rischio di punture e tagli (presenza di frammenti a terra o contatto traumatico con rifiuti).

Berardi, le attività di bonifica di aree inquinate rappresenta sempre un pericolo per gli operatori?

Come riportato nel manuale dell’Inail “Il rischio chimico per i lavoratori nei siti contaminati”, che sarà pubblicato a breve, la presenza di agenti chimici nel suolo insaturo e/o nelle acque sotterranee non costituisce necessariamente un rischio per la salute e la sicurezza, in quanto esso dipende dalle caratteristiche tossicologiche, dai livelli di concentrazione, dalle modalità di migrazione nei vari comparti ambientali e di esposizione alla stessa. Al contrario nel caso in cui siano presenti ammassi di rifiuti è molto più probabile la presenza di rischi ad essi associati, comunque anche in tal caso l’entità degli stessi è sempre in funzione della loro composizione. Nel caso di suolo insaturo e/o falde acquifere contaminate, anche a causa della presenza di rifiuti, una delle fasi iniziali di gestione del sito consiste nell’effettuare una caratterizzazione che permetta di ricostruirne le caratteristiche geologiche e idrogeologiche, di individuare le proprietà chimico-fisiche dei comparti ambientali coinvolti dalla contaminazione, e non ultimo di definire la contaminazione in termini di tipologia (identificazione delle sostanze chimiche presenti), grado (concentrazione degli inquinati nei vari comparti ambientali), distribuzione spaziale e punti di maggiore concentrazione.

Quali possono essere le misure più idonee a prevenire e limitare l’emergenza?

Solo a valle dell’attività di caratterizzazione del sito, grazie alla quale è individuata la natura, l’estensione e l’entità della contaminazione, è possibile effettuare una corretta gestione del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori presenti a qualunque titolo sui siti contaminati. In tutte le fasi operative antecedenti a tale elaborazione, come sopralluogo conoscitivo e indagine del sito,  alla bassa conoscenza dei rischi potenzialmente presenti deve corrispondere un alto livello di protezione della salute e della sicurezza. E’ quindi necessario fornire ai lavoratori DPI (dispositivi di protezione individuale) efficaci, formazione specifica, sorveglianza sanitaria e misure di prevenzione e protezione specifiche. In particolare, nei casi in cui si sospetta un alto livello di contaminazione di sostanze volatili, provenienti da rifiuti, terreno o falda, è auspicabile effettuare un monitoraggio preliminare dell’aria, o se possibile del soil-gas, di supporto per l’individuazione delle misure da adottare a protezione dei lavoratori esposti. Inoltre potrebbe essere opportuno adottare in prima istanza metodologie di indagine indiretta (indagini geofisiche, contatore Geiger), per verificare ad esempio l’eventuale interramento di fusti metallici e/o escludere la presenza di rifiuti radioattivi.

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