Controllo piscine, come e quando si prelevano i campioni da analizzare

Controllo piscine, come e quando si prelevano i campioni da analizzare

Controllo piscine, come e quando si prelevano i campioni da analizzare

Per garantire il rispetto dei parametri microbiologici Ŕ necessario almeno un controllo al mese, ma ci sono anche gli autocontrolli da parte del responsabile

Per assicurare una pulizia accurata delle piscine, sia per quanto riguarda l'acqua che per la struttura, sono necessari controlli che rispondano agli standard proposti dall'accordo Stato-Regioni. Va posta molta attenzione ai prodotti chimici e microbiologici da analizzare e ai disinfettanti più utilizzati per depurare le acque, ma soprattutto alla cadenza e alla modalità con cui queste operazioni vengono effettuate. 

IL PRELIEVO DEL CAMPIONE: COME SI SVOLGE

Le società e gli enti gestori delle strutture - sia pubbliche che private - devono assicurare che i requisiti delle acque di immissione e di quelle contenute in vasca siano rispettati.  Ciò avviene sottoponendo l’acqua alle analisi dei laboratori pubblici. Il campione viene prelevato dalla piscina con due recipienti da un litro, uno dei quali deve essere sterile e contenere tiosolfato per l'esame microbiologico. I campioni devono essere poi trasportati dal responsabile dell'impianto, o direttamente dai tecnici, in laboratorio a temperatura refrigerata. 

LE TEMPISTICHE 

Questi controlli vanno effettuati almeno una volta al mese se la struttura è funzionante, per assicurare i parametri microbiologici dell'acqua contenuta in vasca; invece la tempistica si allunga ad almeno ogni tre mesi per l'analisi dei parametri chimici. Ovviamente questi controlli hanno luogo anche ogni qualvolta si faccia richiesta e/o rinnovo dell'autorizzazione sanitaria.

CONTROLLI INTERNI 

Il responsabile dell'impianto - spiega ad Ambiente Magazine il biologo Luciano Picardi, dell’azienda di analisi e consulenza ambientale Esia - deve svolgere controlli interni secondo protocolli di gestione e di autocontrollo formalizzati in un documento di valutazione del rischio che analizza ogni fase potenzialmente critica nella gestione dell'attività.” Questo documento può essere redatto anche dai tecnici del laboratorio per le analisi, in collaborazione con il titolare dell’impianto, che resta comunque il responsabile. “Se dopo l'autocontrollo si riscontra una non conformità rispetto ai parametri che possa costituire rischio per la salute - conclude Picardi - il responsabile dell'impianto deve darne tempestiva comunicazione all'Azienda Sanitaria Locale competente per territorio". 

@MarioLuongo6 

 

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