Amianto, si può rendere inoffensivo con il siero del latte?
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Amianto, si può rendere inoffensivo con il siero del latte?

Amianto, si può rendere inoffensivo con il siero del latte?

Dall'Università di Bologna arriva un brevetto per neutralizzare l'eternit e abbattere così i costi per il suo smaltimento

Combinare il siero del latte esausto con l’amianto, producendo CO2 e altri elementi innocui e commercializzabili. È il frutto di una ricerca condotta dal prof. Roberto Roveri, ordinario di chimica generale presso l’Università di Bologna, sulla possibile neutralizzazione degli effetti negativi legati all’eternit, il pericoloso materiale composto per il 90% da cemento e sabbia e per il restante 10% da asbesto.

Il risultato è stupefacente. La reazione chimica, derivante dall’unione di questi due elementi, libera semplice anidrite carbonica, lasciando sul fondo calcio e fibre di amianto. Queste ultime non devono essere smaltite in discarica ma possono essere distrutte completamente e in totale sicurezza in un processo secondario.

Il sistema sembrerebbe del tutto privo di rischi, avvenendo all’interno di un liquido sotto pressione ed evitando quindi di liberare nell’aria pericolosissime particelle di amianto.

ADDIO A DISCARICHE E INCENERITORI

Esistono attualmente altri metodi per denaturare l’amianto ma sono oltremodo costosi. In Francia e in Germania, per esempio, vengono utilizzati procedimenti termici che cristallizzano e rendono inerte l’asbesto a circa 800° C, con un costo di circa 900 euro/tonnellata, ma liberano al contempo gas inquinanti nell’atmosfera. In Italia si preferisce ancora lo smaltimento in discarica, con un costo di appena 140 euro/tonnellata ma è una soluzione estremamente pericolosa e non a lungo termine. L’amianto viene infatti interrato all’interno di semplici imballaggi di plastica che, tra 20 o 30 anni, potrebbero cedere liberando nel terreno le sostanze tossiche e inquinando le falde acquifere.

Nel frattempo la Commissione Europea ha stabilito di bandire inceneritori e discariche entro il 2020. Serve quindi una soluzione alternativa.

Il metodo elaborato dall’Università di Bologna, ricavando materie prime utili dalla distruzione dell’amianto, renderebbe non solo inutile la creazione di nuove discariche ma potrebbe essere addirittura un incentivo a bonificare quelle esistenti.

ABBATTIMENTO DEI COSTI E RITORNO ECONOMICO

Il processo messo a punto dal team di ricercatori guidato del prof. Roveri, quindi, non solo è efficace e privo di rischi sia per gli operatori che per l’ambiente circostante, ma comporterebbe anche diversi benefici di tipo economico.

Innanzitutto, il principale reagente chimico del processo è il siero del latte, che è un rifiuto dell’industria agroalimentare, che potrebbe aver trovato così un metodo di smaltimento a “zero” costo e impatto ambientale.

Ciò che si ricava dal processo chimico è poi anidride carbonica, carbonato e idrossido di calcio, che possono avere un utilizzo commerciale, per esempio per la realizzazione di un’idropittura. Ma questo è solo l’inizio, dato che attraverso un semplice processo elettrolitico si possono ricavare anche magnesio, nichel, manganese e altri metalli dal notevole valore commerciale e che non sono di facile reperimento in Italia.

I risultati degli esperti dell’Università di Bologna sono al momento al vaglio del Ministero dell’Ambiente, che dovrà decidere sull’autorizzazione ed eventualmente sul rilascio di fondi per la costruzione del primo impianto.