Inquinamento: mappe d’Italia a confronto prima e dopo il Covid19

Si riduce la presenza di monossidi e biossidi di azoto, ma non il particolato... perché?

Accanto alle sofferenze e alle angosce dovute alla pandemia del Covid19, molti italiani hanno avuto modo di avvertire un’aria più pulita e sana. La conferma è arrivata più volte anche dalle analisi condotte da satelliti orbitali, che mettono in evidenza una riduzione degli inquinanti nei paesi che, loro malgrado, hanno scelto la strada del lockdown. Prima in Cina e poi in Italia, il satellite Copernicus Sentinel-5P ha mostrato una drastica riduzione della concentrazione di diossido di azoto.

Le mappe sono sotto alla lente degli esperti del KNMI (il Reale Istituto Meteorologico d’Olanda), i quali hanno precisato che le variabili che determinano la concentrazione dei gas sono molteplici: “La chimica nella nostra atmosfera è non-lineare – riferisce Henk Eskes del KNMI -. Pertanto, il calo percentuale delle concentrazioni può differire in qualche modo dalla riduzione delle emissioni”.

Per dare affidabilità alle rilevazioni è stato dunque necessario confrontare un periodo di almeno dieci giorni con l’equivalente dell’anno precedente. Nella fattispecie si è osservato che, per il periodo compreso tra il 14 e il 25 marzo, la qualità dell’aria è decisamente migliorata.

L’analisi approfondita dell’SNPA

Sull’argomento è intervenuto anche l’SNPA, che ha effettuato una prima analisi per ciò che concerne la Lombardia. Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente aggiunge considerazioni ulteriori. In primo luogo distingue il periodo compreso tra il 23 febbraio e l’8 marzo 2020, in cui le restrizioni hanno interessato un’area limitata della regione, e quello dal 9 marzo, che ha portato al lockdown. In estrema sintesi si è osservato che:

  • Le temperature sono state superiori alla media delle stagioni precedenti, su base ventennale;
  • Le concentrazioni di biossido di azoto (NO2), monossido di azoto (NO) e Benzene si sono ridotte fortemente, grazie soprattutto ai flussi di traffico drasticamente diminuiti;
  • Emissioni in linea con gli anni precedenti per quanto riguarda i liquami zootecnici, prodotti dall’attività agricola che, nel periodo in esame, è stata interessata dal blocco della produzione in maniera molto marginale;
  • Concentrazioni di particolato (PM2.5 e PM10) di difficile lettura, a dimostrazione della complessità del fenomeno, fortemente dipendente dal trasporto su distanze continentali e dalla concentrazione in atmosfera. Marzo 2020 presenta valori che rientrano nel range del periodo, “pur collocandosi nella fascia bassa”. Nella zona di Codogno, osserva l’SNPA, “dal 18 al 20 marzo si è registrato un incremento significativo di polveri sottili in gran parte della regione, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di parte delle attività industriali, è risultato chiaro il contributo della componente secondaria e della situazione meteorologica più favorevole all’accumulo”. In altri giorni, nonostante la chiusura delle attività da circa un mese, la concentrazione è aumentata “a causa del trasporto di particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche”.

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