Radon e valutazione del rischio

Il radon è un gas cancerogeno, presente nei terreni di natura vulcanica. Nel 1988 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne riconobbe ufficialmente la pericolosità e da allora i paesi dell’Europa occidentale hanno provveduto a legiferare, affinché venisse eseguita una mappatura del territorio e, ove opportuno, venissero messe in pratica tutte le contromisure del caso.

In Italia una prima normazione si è avuta nel 2001, con il Piano Nazionale Radon del Ministero della Salute. In questo documento, il Governo stimava tra i 1500 e i 6000 casi all’anno di tumore polmonare attribuibili, solo nel nostro paese, al radon. Nello stesso piano il Ministero individuava la necessità di creare un gruppo di coordinamento e di stabilire un quadro di intervento che coinvolgesse le stesse istituzioni locali. 

Ad oggi alcune regioni italiane risultano ancora in fase di adeguamento. Tra queste la Campania, che a luglio ha approvato una Legge Regionale che impone – a uffici e negozi posti al piano terra, in seminterrati e interrati – la mappatura del radon a partire da ottobre 2019 e la consegna dei documenti di valutazione del rischio e avvenuto adeguamento entro gennaio 2021.

Servizi offerti da ESIA:

  • Misurazione del radon negli uffici;
  • Indicazione di eventuali piani di intervento;
  • Documento di Valutazione del Rischio radon.

Il radon non ha origine antropica, ma è emesso naturalmente dal terreno. Alcune tipologie di terreno emettono una maggiore quantità di radon e sono, in generale, quelli di origine vulcanica. Tra le regioni maggiormente a rischio ci sono Lazio, Campania, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige e Abruzzo. Scopri quali sono i terreni che emettono una maggiore quantità di radon.

Esistono diverse misurazioni. In generale la rilevazione precisa della concentrazione del radon non è facile, perché la presenza di questo gas cambia in base a diverse variabili, compreso il meteo. Una misurazione short-term può richiedere poche ore, ma non è molto affidabile. Si ricorre a questo genere di misurazioni soprattutto per accordi tra privati, come la vendita di un immobile e l’esigenza di fornire un dato aggiornato sulla presenza del gas. Viceversa, la misurazione long-term può durare anche un anno, dividendo le rilevazioni tra i sei mesi di primavera-estate e sei di autunno-inverno. In generale mappature “ufficiali”, imposte dalla Legge, ricorrono a questo genere di misurazione. Qui i dettagli su tempistiche e metodi di misurazione.

Esistono diversi dispositivi, più o meno (o per nulla) professionali. Alcuni kit sono in vendita a prezzi molto bassi, ma occorre fare attenzione. Questo gas, per quanto stabile, modifica la propria concentrazione nell’aria in maniera frequente e l’uso di apparecchi poco professionali può contribuire a un’impressione di sicurezza, mentre in realtà dipendenti, clienti e famiglie sono sottoposte a livelli tossici di radon. In genere le misurazioni long-term impongono l’uso di dosimetri ad elettrete (rilevatori professionali per le misurazioni passive).

Per ridurre la concentrazione di radon nell’aria è possibile operare in quattro, diversi modi: 1. Agire sui materiali di costruzione; 2. Favorire l’aerazione naturale e/o forzata; 3. Realizzare sistemi di pressurizzazione; 4. Sigillare le sorgenti. Per i dettagli ti invitiamo a leggere il nostro approfondimento su come “eliminare” il radon.

Dipende dalla legge regionale a cui fa riferimento il comune in cui vivi. In Campania, ad esempio, la sanzionei per chi non esegue la misurazione del radon o eccede i valori massimi di concentrazione è la sospensione del certificato di agibilità, che ha conseguenze immediate e dirette sull’affittuario, ma indirette (e spesso immediate) anche sul proprietario dell’immobile.

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