Quanto resiste il Covid-19 sulle superfici? Ecco la risposta dell’ISS

Il virus permane su carta, smartphone, legno, acciaio, banconote, vestiti e altri materiali per un periodo diverso da caso a caso. L'Istituto Superiore della Sanità fa chiarezza.
Persona che pulisce lo smartphone in tempo di Covid19

L’emergenza sanitaria scaturita dalla pandemia di Covid-19 ha posto alla ribalta una serie di problematiche e di interrogativi tesi a delineare la condotta più idonea cui adeguarsi per contenere la diffusione del virus. Numerose sono state le disposizioni del legislatore che, unite ad un minimo di buon senso e ad un’idonea e regolare prassi igienica, hanno contribuito a tracciare le linee guida da osservare per vivere con consapevolezza la delicatissima fase di convivenza con il virus.

Concetti quali “sanificazione”, “distanziamento sociale”, “profilassi”, non soltanto sono diventati termini di uso quotidiano, ma si sono altresì posti quali nuove realtà della nostra quotidianità. Quotidianità che, in ossequio alla doverosa prudenza, deve tener conto anche della persistenza del virus sulle superfici, delicatissimo argomento che attiene tanto la salute delle famiglie quanto quella dei lavoratori. Ed è anche questa la materia a cui si è dedicato l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) con il rapporto n. 25/2020, intitolato “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”.

Rischio Droplets – Veicolo di trasmissione del Covid-19 sono le ormai arcinote “droplets”, quelle goccioline di saliva di diametro inferiore o uguale a 5μm che originano dagli atti del respirare, parlare, tossire e starnutire. Tali particelle viaggiano per distanze generalmente inferiori ad un metro e possono quindi raggiungere chi è a breve distanza da noi (ecco perché è fondamentale indossare la mascherina e rispettare il distanziamento sociale), nonché depositarsi sulle superfici.

Tempo del Covid-19 sulle superfici

Sempre con riferimento ad indagini scientifiche svolte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità aventi ad oggetto il Covid-19, e comparandole con quelle relative ad altri coronavirus quali MERS e SARS, il rapporto redatto dall’ISS ha stilato una tabella di facile fruizione, dalla quale si può venire a conoscenza dei tempi di permanenza del Covid-19 sulle superfici:

  1. Carta da stampa e velina: su queste superfici, le particelle virali sono state rilevate fino a trenta minuti dalla contaminazione, per poi sparire dopo tre ore.
  2. Tessuto: mostra una persistenza maggiore, poiché le indagini hanno fornito dati che hanno rilevato la presenza del virus fino ad un giorno dalla contaminazione, per poi certificarne la completa sparizione dopo due giorni.
  3. Legno: sottoposto ad analisi, il legno ha dimostrato di ospitare il virus fino a un giorno dalla contaminazione, poi totalmente sparito trascorse quarantotto ore.
  4. Banconote e vetro: per entrambi, la persistenza del virus è stata rilevata fino a due giorni dalla contaminazione, di cui non si sono più avute tracce dopo il quarto giorno. È a questi tempi, dunque, che bisogna fare riferimento anche per capire il tempo di permanenza del virus su cellulari smartphone e tablet.
  5. Acciaio inox e plastica: rappresentano gli elementi su cui il virus ha mostrato di abitare con più costanza. I dati hanno infatti mostrato la persistenza del Covid-19 fino a quattro giorni dal contagio, risultato poi assente dopo il settimo.
  6. Mascherine chirurgiche: indagini di laboratorio hanno avuto ad oggetto anche questo elemento ormai indefettibile del nostro vestiario. I risultati hanno dimostrato, per lo strato interno delle mascherine, una persistenza da quattro a sette giorni, che invece, per il lato esterno, è durata fino a sette giorni.

Temperature

Interessante anche gli esiti di uno studio avente ad oggetto la resistenza del virus alle temperature, e riportato nel rapporto in oggetto. In base a tali risultanze, il Covid-19 si mostra altamente stabile alla temperatura di 4°C, ma altresì molto suscettibile agli aumenti di calore. A 56°C, si è infatti apprezzato un sensibile decremento dell’attività virale nell’arco di dieci minuti, del tutto sparita dopo mezz’ora, mentre a 70°C il virus non è stato più rilevabile dopo appena tre minuti.

Sanificazione, sanitizzazione o sterilizzazione?

Ma non sono questi gli unici ambiti in cui le raccomandazioni dell’ISS aiutano a far luce sulle diverse questioni legate alla diffusione del virus; esse assumono importanza anche perché chiariscono il significato di alcuni concetti difficili da distinguere per chi non padroneggia le specificità di un linguaggio strettamente tecnico.

È il caso, ad esempio, del termine sanificazione, individuato come “il complesso di procedimenti ed operazioni di pulizia e/o disinfezione e mantenimento della buona qualità dell’aria”. Distinta dalla sanificazione è la sanitizzazione: “Termine importato dalla traduzione dall’inglese del termine “sanitisation” che, nella forma originale, viene utilizzato come sinonimo di “disinfezione”. Come da nota del Ministero della Salute: Anche i prodotti che riportano in etichetta “sanitizzante/ sanificante” si considerano rientranti nella definizione di prodotti biocidi. Il termine è riferito a prodotti contenenti principi attivi in revisione come biocidi disinfettanti che, tuttavia, non avendo completato l’iter di valutazione, non possono vantarne l’efficacia disinfettante”.

Il rapporto dell’ISS fornisce delucidazioni anche in merito ad altri termini divenuti frequenti con la pandemia.

  • Biocida: qualsiasi sostanza o miscela che sia in grado, mediante i propri principi attivi di cui è composta, di distruggere, eliminare o rendere innocuo un qualsiasi mezzo nocivo mediante un’azione diversa da quella meccanica o fisica.
  • Decontaminazione: procedura prevista dal Decreto Ministeriale 28/09/90 “Norma di protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture sanitarie ed assistenziali pubbliche e private”, finalizzata a ridurre la carica degli agenti patogeni sulle superfici dei presidi impiegati, riducendo il rischio biologico per gli operatori.
  • Detersione: anche nota come igienizzazione, consiste nell’eliminazione dello sporco e nel conseguente allontanamento dei microrganismi in esso presenti.
  • Disinfettante: composto chimico in grado di ridurre il numero degli agenti patogeni; può essere utilizzato sulle superfici, sull’uomo, ed anche in ambito veterinario.
  • Disinfezione: attività tesa ad abbattere la quantità di microbi in un ambiente, superficie, strumento, etc. Essa è svolta mediante prodotti disinfettanti che possono rientrare nel novero dei biocidi o dei presidi medici chirurgici.
  • Igienizzante per ambiente: ha lo scopo di pulire, eliminando le sostanze nocive presenti. Non avendo subito il processo di valutazione e autorizzazione dei PMC/Biocidi, gli igienizzanti non possono vantare azione disinfettante e ricadono sotto al Regolamento (CE) N. 648/2004 sui detergenti.
  • Sterilizzazione: processo fisico o chimico teso alla distruzione mirata di ogni forma microbiotica vivente.

OMS e ISS

Il contenuto del rapporto si basa sulle evidenze scientifiche attualmente disponibili con riferimento alla trasmissione del Covid-19, relative alla sopravvivenza del virus sulle superfici, all’efficacia dei prodotti utilizzati per la pulizia e la disinfezione/sanitizzazione dei locali, ed all’impatto che tali prodotti hanno sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. Tali evidenze scientifiche sono quelle riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a cui il rapporto dell’ISS fa esplicito richiamo per stabilire i criteri di contenimento del virus.

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