I cancerogeni più comuni nei luoghi di lavoro

Per rendere sicuro un luogo di lavoro, occorre conoscerne gli agenti cancerogeni. Pur essendo molteplici, alcuni sono comuni a più settori.
laboratorio di analisi impegnato in materiali cancerogeni

Per quanto apprezzabile ed efficace sia stato e continui a essere l’impegno profuso tanto dalle istituzioni quanto dagli imprenditori, il tema della salute e della sicurezza dei lavoratori resta una delle questioni più delicate all’interno delle aziende. Se il rischio zero è un’utopia, evitare che il pericolo raggiunga livelli allarmanti è però una reale necessità. Per questo motivo, diviene opportuno analizzare con attenzione tutti quei fattori potenzialmente in grado di minare il benessere psicofisico dei dipendenti. Tra essi, vanno menzionati anche gli agenti cancerogeni, ossia quelle sostanze che – tramite inalazione, ingestione o contatto – sono in grado di causare il cancro o di aumentarne l’incidenza.

Indicarne con esattezza il numero potrebbe apparire impossibile, eppure l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) è riuscita in quest’opera. Gli studi effettuati hanno infatti portato all’individuazione di più di 400 elementi cancerogeni, suddivisi per natura (fisica, chimica, biologica) e per presenza nelle varie fasi di produzione (materie prime, prodotti intermedi, prodotti, sottoprodotti). Essi sono responsabili dell’insorgenza di “tumori professionali”, ossia quelle neoplasie le cui cause o concause sono rintracciabili nello svolgimento di un’attività lavorativa a contatto con i suddetti elementi e per un periodo di tempo medio – lungo. Riportare per intero l’elenco elaborato dall’ IARC potrebbe disincentivarne la lettura, pertanto è preferibile concentrare l’attenzione su quegli agenti cancerogeni che più sono diffusi nei vari ambiti d’impresa.

Cromo esavalente | Amianto | Radon | Silice cristallina | Arsenico | Diesel | Formaldeide | Idrocarburi policiclici aromatici

Cromo esavalente

Il cromo non è sempre pericoloso, ma nella sua forma esavalente è altamente tossico. Lo è, in particolare, per i polmoni; non altrettanto per l’apparato digerente. È dunque l’inalazione del cromo esavalente a rappresentare un problema reale, che può causare tumore ai polmoni. In ambito industriale, il cromo esavalente è utilizzato per la cromatura galvanica, la saldatura ad arco di alcuni acciai e la produzione e tintura con colori a base di cromato.

La Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale individua i valori limite di esposizione professionale, traendoli da studi internazionali. A queste indicazioni, si aggiunge la necessità di adottare tutte le misure di prevenzione necessarie, individuate dalla valutazione del rischio. Seguono poi i controlli, che sono effettuati anche attraverso il monitoraggio biologico, che permette di valutare il CAE (condensato di aria espirata) attraverso il dosaggio del cromo urinario.

Amianto

La commercializzazione di questo materiale è vietata in Italia dal 1992, eppure l’amianto è tuttora rintracciabile in parecchi edifici ormai datati come, ad esempio, capannoni industriali o agricoli o coibentazioni e guarnizioni di tubazioni e caldaie. Pertanto, sebbene la manipolazione dell’amianto sia vietata se non a ditte specializzate per interventi di bonifica, ciò comporta il rischio che alcune classi di lavoratori possano essere indirettamente esposti alle polveri e fibre di amianto soprattutto se non adeguatamente manutenuto.

Alla prolungata esposizione a questo elemento sono infatti correlati casi di:

  • Mesotelioma;
  • Tumore al polmone;
  • Cancro alle ovaie;
  • Neoplasia alla laringe.

In percentuali più limitate, esso provoca altresì l’insorgenza di tumore del colon retto, della faringe e dello stomaco.

Radon

Si tratta di un gas radioattivo presente nel suolo. Invisibile e inodore, esso è altamente pericoloso per la salute umana. Il pericolo rappresentato da questo agente cancerogeno non è tanto negli ambienti aperti (ove può facilmente e rapidamente disperdersi) quanto in quelli chiusi. Qui può infatti raggiungere concentrazioni preoccupanti, tali da risultare dannose per la salute. A far sorgere il rischio è la presenza di fessure, crepe, intercapedini o impermeabilizzazioni imperfette, che consentono la fuoriuscita del radon e la sua diffusione nell’aria indoor. Quanto ai luoghi di lavoro in cui il pericolo può maggiormente manifestarsi, si possono citare:

  • I caveau delle banche;
  • Le gallerie sotterranee;
  • I depositi merci;
  • Le miniere;
  • Gli stabilimenti termali.

In termini di incidenza sulla salute umana, il radon è – dopo il fumo – il secondo responsabile dell’insorgenza di tumori polmonari.

Silice cristallina

Sostanza formata da silicio e ossigeno, è presente in minerali come quarzo, argilla, ghiaia e sabbia. Il problema per la salute umana sorge nel momento in cui i lavoratori sono esposti, per un periodo di tempo prolungato, alle polveri di questo agente cancerogeno. L’inalazione è infatti causa dell’affezione polmonare nota con il nome di “silicosi”, che si concretizza in tosse e in difficoltà respiratorie. Inoltre, la silice cristallina è altresì responsabile dell’origine di tumori polmonari professionali. Pertanto, a questa sostanza deve essere prestata massima attenzione specie nei settori industriali in cui è maggiormente impiegata, che sono:

  • Edilizia;
  • Industria meccanica e metallurgica;
  • Siderurgia;
  • Lavorazione di marmi e graniti;
  • Industria estrattiva.

La silice cristallina fa scattare l’allarme rosso quando la sua concentrazione nell’aria è superiore all’1%.

Arsenico

Elemento chimico ampiamente diffuso sulla crosta terrestre, è particolarmente pericoloso nella sua forma inorganica. Esso è ampiamente utilizzato nell’industria, in particolare nel campo della tessile e della lavorazione del vetro, nonché per la produzione di:

  • Semiconduttori;
  • Coloranti;
  • Carta;
  • Elementi microelettronici.

L’arsenico è capace di favorire l’insorgere di tumori alla pelle, ai polmoni e alla vescica, ed è capace di veicolare la sua capacità cancerogena sia per ingestione che per inalazione o contatto.

Diesel

Nello specifico, particolare attenzione è riservata ai fumi di scarico di tale sostanza. Sono questi, infatti, a far sì che il diesel sia compreso tra gli agenti cancerogeni presenti nell’industria. I lavoratori maggiormente esposti a questo rischio sono coloro i quali svolgono mansioni nel settore ferroviario e, più in generale, in quello dei trasporti, siano essi terrestri, marittimi o aerei. Inoltre, il diesel trova impiego per alimentare i carri spola negli impianti minerari, per cui anche i dipendenti di questa industria devono essere adeguatamente tutelati. L’esposizione prolungata ai fumi è estremamente grave, perché risulta dannosa sull’apparato respiratorio umano e, nei casi più gravi, concorre allo sviluppo di neoplasie polmonari e della vescica.

Formaldeide

Nota anche come formalina, questa molecola è ampiamente usata nell’ambito sanitario, stante la sua efficacia disinfettante. Inoltre, essa viene impiegata nel settore tessile e nelle imprese funebri (ove è adoperata per l’imbalsamazione dei corpi) e come conservante nell’industria alimentare. Il suo utilizzo è molto diffuso anche per la produzione di:

  • Materiali plastici;
  • Adesivi;
  • Schiume isolanti.

Pur essendo ampiamente sfruttato in contesti produttivi diversi, la formaldeide risulta estremamente dannosa per la salute. Se costantemente inalata per lunghi periodi di tempo, essa incrementa il rischio di tumore orofaringeo e di leucemia mieloide.

Idrocarburi policiclici aromatici (IPA)

Presenti ovunque in atmosfera, derivano dalla parziale combustione di materiale organico e dall’impiego di petrolio, gas, carbone e legno nella produzione di energia. Essi rappresentano un pericolo ambientale ormai noto e, al contempo, rientrano tra gli elementi più pericolosi nella vita d’impresa, in quanto capaci di generare complicazioni e, nel peggiore dei casi, malattie mortali. Gli idrocarburi policiclici aromatici assumono particolare gravità allorché sono aerodispersi. Se ciò è rischioso negli spazi aperti, lo è ancor più negli ambienti indoor (come sono quelli di molte aziende). Qui il rischio di inalazione di tali particelle è particolarmente elevato e dannoso. L’esposizione a tale particolato, specie se di diametro inferiore a 2 micron, può pregiudicare la funzionalità delle vie aeree e, nel peggiore dei casi, concorre a causare tumori ai polmoni, alla gola, nonché alla cute.

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