La valutazione del rischio nel settore sanitario

La valutazione del rischio nel settore sanitario assume una pluralità di aspetti, tutti molto delicati.

Le strutture sanitarie rappresentano i luoghi deputati alla tutela della salute e al benessere psicofisico delle persone. Sarebbe pertanto una contraddizione se proprio qui non venisse attuata una precisa stima di tutti i rischi potenzialmente o effettivamente gravanti su lavoratori e utenti. Si badi, però, che la necessità di tale valutazione non deriva soltanto da opportune logiche di convenienza, ma anche dallo specifico obbligo di legge previsto dal Testo Unico sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (d.lgs. n.81/08). In ossequio alla legge, anche le strutture sanitarie sono pertanto assoggettate all’individuazione del rischio, in quanto imprese dotate di più di un dipendente.
Prima di analizzare nel dettaglio la questione, è opportuno ricordare che per “valutazione del rischio” si intende l’individuazione delle possibili minacce gravanti sulla salute dei lavoratori, in relazione al tipo di attività svolta. Questa indagine trova poi realizzazione in un apposito documento di valutazione del rischio (DVR), in cui vengono altresì indicate le misure più idonee per la gestione o l’eliminazione dei pericoli, nonché specificate le categorie di lavoratori maggiormente a repentaglio.

Fatta questa premessa, necessaria a fornire un quadro d’insieme, è ora possibile analizzare nel dettaglio i singoli rischi che gravano sul settore sanitario.

Rischio biologico e possibili rimedi

Molteplici sono i fattori che possono recare pregiudizio alla salute dei lavoratori impiegati in questo specifico ramo di attività. Fra i tanti, c’è anche il rischio biologico, derivante dall’esposizione ad agenti patogeni.

Basta pensare per un attimo alle tante attività svolte nel settore sanitario, per rendersi conto che l’esposizione a un pericolo simile può assumere una pluralità di forme. È infatti sufficiente una lesione sulla pelle, per far sì che la salute possa essere messa a repentaglio, come potrebbe bastare l’inalazione di una pur minima quantità di particelle aerodisperse a carica batterica per minare il benessere del lavoratore. Senza poi dimenticare il rischio derivante da tagli o punture, che può concretizzarsi nel corso di procedure quali:

  • Prelievo di sangue;
  • Incannulazione venosa;
  • Iniezione cutanea.

Dunque è chiaro che il rischio biologico può manifestarsi in vari modi; di conseguenza, diverse sono le misure preventive di cui una corretta valutazione deve tener conto. Molte di esse riguardano i DPI, ossia i dispositivi di protezione individuale di cui ogni lavoratore va necessariamente fornito. Per proteggersi dal pericolo biologico, egli sarà tenuto a indossare:

  • Guanti in lattice, sterili e monouso, che impediscono agli agenti patogeni di entrare in contatto con eventuali lesioni presenti sulle mani;
  • Mascherine chirurgiche, dotate di apposito sistema filtrante, hanno una duplice funzione: proteggere il paziente durante un intervento chirurgico e, allo stesso tempo, tutelare gli operatori che le indossano dal rischio di contaminazione batterica per via aerea.
  • Guanti antitaglio, riutilizzabili e composti da un materiale resistente sia ai tagli da lama che alla penetrazione di aghi.

Riguardo il materiale tagliente utilizzato nelle strutture sanitarie, le misure di prevenzione si estendono anche alla fase di smaltimento. È infatti previsto che strumenti come bisturi, aghi e lamette, vengano gettati in appositi contenitori a chiusura ermetica e conferiti come rifiuti sanitari pericolosi.

Per completezza d’informazione, va altresì aggiunto che negli ambienti sanitari è necessario che siano disponibili disinfettanti a specifica azione antibatterica, da utilizzare per l’igiene personale a prescindere dal concretizzarsi del pericolo biologico.

Rischio chimico, come contrastarlo?

Il personale sanitario può incorrere in un pericolo simile nelle ipotesi di:

  • Utilizzo di gas anestetici;
  • Terapie chemioterapiche a base di farmaci antiblastici;
  • Impiego di disinfettanti e sterilizzanti chimici;
  • Svolgimento di analisi di laboratorio eseguite utilizzando composti chimici.

Senza poi dimenticare che i lavoratori sanitari possono incorrere nel rischio chimico anche quando somministrano ai pazienti pomate o altri preparati ad azione topica, capaci di provocare reazioni allergiche in soggetti predisposti.

Quanto detto, permette di capire che la minaccia in oggetto ha una pericolosità complessa. Si capisce quindi che tale minaccia merita una valutazione attenta da parte del datore di lavoro, al fine di porre in essere tutti quegli accorgimenti necessari a tutelare il benessere psicofisico dei lavoratori.
Le misure di contrasto più opportune vanno adottate in relazione a ogni specifico rischio. Comune a ognuno di essi è la prevenzione mediante la fornitura di dispositivi di protezione individuali quali:

  • Guanti in lattice e mascherine (come per il rischio biologico);
  • Camice monouso, in materiale resistente agli agenti chimici, antibatterico e antiabrasivo;
  • Cuffie per capelli;
  • Occhiali per la protezione degli occhi;
  • Sovrascarpe monouso;
  • Cuffia, anch’essa usa e getta.

A tutto ciò, vanno aggiunti accorgimenti specifici da attuare nel caso di preparazione o somministrazione di farmaci chemioterapici antiblastici.

Il primo di tali accorgimenti sta nel vietare l’ingresso nelle zone di preparazione del farmaco al personale non autorizzato e alle lavoratrici in gravidanza. In queste aree, ove è reso obbligatorio indossare i dispositivi di protezione menzionati, dovranno essere presenti (e messe in funzione prima della preparazione del farmaco) cappe a flusso laminare verticale, che assicurano la sterilità del prodotto e tutelano la salute dei lavoratori. Anche in questo caso, è fondamentale continuare a prevenire il rischio anche nella fase di smaltimento del materiale di scarto, provvedendo a catalogarlo tra i rifiuti sanitari pericolosi.

Valutazione del rischio fisico 

Come tale, si intende quello derivante dalla presenza di agenti di natura fisica che possono compromettere salute e sicurezza.
Si tratta di un rischio capace di provocare molteplici disturbi al benessere del lavoratore. Per ognuna delle forme in cui si manifesta, la normativa di riferimento ha previsto specifiche limitazioni di esposizione alla fonte, così da preservare la salute degli operatori sanitari. A questo mezzo di contrasto, se ne aggiungono poi altri che variano in relazione alla tipologia di agente fisico. Solitamente, in una struttura sanitaria gli agenti fisici sono rappresentati da:

  • Rumori: causa di disturbi del sonno e di gravi ripercussioni sull’apparato uditivo. A riguardo, il Testo Unico prevede specifici accorgimenti per ridurne la portata negli ambienti di lavoro. Oltre a ciò è fatto obbligo ai lavoratori addetti a specifiche attività del settore sanitario ove i rumori sono più intensi, di indossare gli appositi DPI dati in dotazione, quali possono essere le cuffie o i tappi per le orecchie.
  • Vibrazioni meccaniche: possono essere provocate da strumenti o macchinari, e hanno ripercussioni sulle ossa e sulle articolazioni. Per arginarne la pericolosità sono previste tre tipologie di misure:
    1) Tecniche: costituite dall’utilizzo di macchinari capaci di generare scarse vibrazioni;
    2) Organizzative: che si sostanziano nella programmazione di turni di lavoro che tengano conto dei danni di una prolungata esposizione alle vibrazioni;
    3) Mediche: basate su un sistema che preveda di sottoporre periodicamente i lavoratori a visite mediche specialistiche.
  • Campi elettromagnetici: generati da specifici macchinari utilizzati in ambito sanitario, solitamente per la diagnostica. Al riguardo, la valutazione del rischio va effettuata verificando la rispondenza di tali strumentazioni alle prerogative fissate dal Testo Unico (artt. 206 – 212) che indica precisi valori, superati i quali i campi elettromagnetici generati sono considerati nocivi per la salute;
  • Illuminazione: annoverata tra le minacce alla salute dei lavoratori sia in termini di affaticamento della vista che di benessere generale. Solitamente si consiglia di preferire sempre la luce naturale. Quando essa è insufficiente o non disponibile, quella artificiale dovrà garantire perfetta visibilità e comfort visivo, con benefici sia sulla vista che sui livelli di stress;
  • Radiazioni: di natura ionizzante e non ionizzante, rappresentano un rischio in caso di prolungata e non protetta esposizione. Tale minaccia è legata all’utilizzo di macchinari ampiamente adoperati nel settore sanitario (in ambito terapeutico e diagnostico, per esempio). Misure necessarie sono costituite non soltanto dalla riduzione dei tempi di esposizione e dalla distanza dal macchinario, ma anche dall’utilizzo degli idonei dispositivi di sicurezza (mantelle e collari in materiale protettivo), senza dimenticare che una corretta valutazione del rischio dovrà altresì delimitare le aree lavorative in cui  maggiore è la minaccia, nonché provvedere a sottoporre gli operatori a visite mediche periodiche; 
  • Microclima: considerato come l’elemento da cui dipende il comfort ambientale, deve essere tale da mantenere integre salute e sicurezza dei dipendenti. Pertanto, nella corretta valutazione di questo fattore di rischio, il datore di lavoro dovrà considerare determinati parametri (es. temperatura, umidità, qualità dell’aria) e porre conseguentemente in essere tutti gli accorgimenti opportunamente richiesti per assicurare i migliori standard qualitativi dell’aria indoor. 

Rischi trasversali

In quest’ampia gamma, vengono inseriti i pericoli di vario tipo che possono concretizzarsi durante lo svolgimento di un’attività sanitaria. Fattispecie bisogna tener conto nel valutare completamente il rischio, che può essere gestito mediante misure preventive idonee. A tal proposito, gioca un ruolo fondamentale l’informazione e la formazione del personale operante nella struttura. Si tratta di un aspetto fondamentale, che tende a preservare la salute e la sicurezza dei dipendenti ed ad edurli sulle conseguenze di comportamenti sbagliati/non idonei durante le lavorazioni.

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