Condizioni microclimatiche negli ambienti di lavoro

Non esistono condizioni microclimatiche univoche. E allora, come fare per armonizzare l’atmosfera indoor delle imprese? Ecco alcuni utili accorgimenti.

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Gestire un’impresa è un’attività che si articola in una vasta serie di compiti. Occorre infatti prestare attenzione a molteplici fattori, per far sì che il progetto produttivo proceda senza intoppi. Tali fattori, pur non essendo tutti di chiara e diretta matrice economica, nel loro insieme sono cionondimeno capaci di determinare le sorti aziendali. Si pensi – ad esempio – alla salvaguardia del benessere dei lavoratori; un tema nevralgico, un dovere etico prima ancora che  giuridico, la cui presa in carico denota un cambio di direzione verso lo sviluppo di un’impresa sostenibile.

Da una pur rapida lettura della normativa (Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, d.lgs. n.81/08), è facile intuire che numerosi sono i modi in cui è possibile tramutare in realtà l’impegno volto a tutelare i lavoratori. Tra questi, rientra anche l’attenzione al microclima, che si concretizza nell’individuazione e nel mantenimento delle condizioni più adatte al contesto lavorativo di riferimento.

Microclima, cosa significa?

Prima di addentrarsi nella materia, è bene però partire dalla definizione. Occorre pertanto specificare che per microclima s’intende l’insieme delle condizioni climatiche riscontrabili all’interno di spazi chiusi o semichiusi, come sono – per l’appunto – quelli in cui si svolge un’attività imprenditoriale. Dall’esame di queste condizioni, unitamente alla valutazione di altri fattori incidenti sull’armonia microclimatica (come l’attività metabolica, le mansioni svolte, l’abbigliamento indossato e il numero di persone solitamente presenti negli spazi produttivi analizzati), è possibile individuare il clima più congruo per ogni ambiente di lavoro.

Perché è importante?

La rilevanza del microclima all’interno delle imprese abbraccia una pluralità di aspetti. In primis, quello giuridico. Esiste infatti una normativa specifica (il già citato Testo Unico) che annovera tra i rischi – più precisamente, fra quelli di natura fisica – anche il pericolo cagionato da un microclima squilibrato. Pertanto, la legge impone l’obbligo di monitorarne le manifestazioni e di giudicarne la gravità, riportando poi i relativi esiti nell’apposito DVR (Documento di Valutazione dei Rischi). L’importanza del microclima, però, non è circoscritta al solo ambito giuridico. Come già anticipato, esso ha effetti positivi anche in altri settori, come in quello del benessere dei singoli. È facile intuire che un contesto climatico piacevole – dove temperatura, umidità, illuminazione e irraggiamento solare siano in armonia – contribuisce notevolmente a offrire ai lavoratori una sensazione ottimale sia dal punto di vista psicologico che fisico, con ripercussioni ottimali anche sulla produttività di ciascun dipendente.

Come garantirlo?

Esaminati i benefici, è ora utile scoprire cosa fare per assicurare un microclima ottimale. Qui entrano in gioco figure rilevanti, di cui ciascun imprenditore deve affiancarsi sia in fase di valutazione che di armonizzazione dell’aria indoor. Innanzitutto il medico competente,  cui è affidato il compito di individuare i soggetti più esposti al rischio microclimatico (come le donne in gravidanza, i cardiopatici o gli ipertesi) e di sottoporre tutti i lavoratori a sorveglianza sanitaria periodica. Altrettanto fondamentale è l’apporto di tecnici professionisti, intendendo come tali sia quelli che effettuano analisi microclimatiche, sia coloro i quali accertano il buon funzionamento degli impianti aeraulici. Infine, non va trascurato il fatto che lo stesso imprenditore riveste un ruolo di primaria importanza. Egli, infatti, può contribuire all’organizzazione di incontri di formazione e informazione sul pericolo e può impegnarsi a dotare i dipendenti di tutti i dispositivi di protezione individuali indispensabili per respingere le insidie celate nell’atmosfera indoor.

Difficoltà di realizzazione

Come per ogni altra minaccia, anche quella in esame non va presa sottogamba. Subdola al pari di tutti i pericoli, l’insidia microclimatica si caratterizza per essere dotata di una capacità camaleontica, che la rende abile ad adattarsi a ogni stagione e a qualsiasi attività lavorativa. Ciò fa sì che sia impossibile individuare un modello generale di condizioni climatiche indoor, adattabile a qualsivoglia contesto. Al contrario, è necessario stilare progetti che tengano conto delle singole peculiarità aziendali, con specifico riguardo alle mansioni svolte, ai macchinari utilizzati e al numero di persone coinvolte nel processo produttivo. In altre parole, e ricorrendo a un esempio piuttosto banale, si può dire che il microclima di un impianto di lavorazione carni non è uguale a quello di un salone di bellezza, e pertanto le condizioni microclimatiche del primo scontenterebbero i lavoratori del secondo, e viceversa.

Nessun modello unico, ma…

Pur confermando la validità di quanto appena detto, è tuttavia innegabile che esistano dei parametri di riferimento utili a tracciare il sentiero da seguire. Per capirne di più, va specificato che la molteplicità di habitat aziendali esistenti può essere ricondotta a due macrocategorie. La prima è quella degli “ambienti moderati”, caratterizzati dal fatto che gli scambi termici tra uomo e ambiente sono di scarsa entità. In tal caso, per creare condizioni microclimatiche ottimali è sufficiente dotarsi di impianti capaci di regolare temperatura e umidità, che andranno poi periodicamente ispezionati e igienizzati, al fine di evitare gli effetti collaterali di una manutenzione approssimativa.

Comfort abitativo negli ambienti severi

Discorso diverso per gli “ambienti severi”, ove la sola impiantistica non è in grado di indirizzare verso il traguardo ambizioso del microclima perfetto. Ciò in quanto in habitat simili lo scambio termico tra uomo e ambiente è di notevole entità. Per sopperire allo squilibrio, è pertanto indispensabile che i lavoratori siano dotati di congrui dispositivi di protezione individuale.

Messi a disposizione dall’imprenditore, che ha anche l’onere di illustrarne il corretto utilizzo, essi sono il mezzo con cui provare a contrastare il discomfort microclimatico, sia esso attribuibile a freddo eccessivo o a caldo intollerabile.

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